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L’equilibrio, questo sconosciuto

All’uscita dei calendari, il 99% dei tifosi ed addetti ai lavori aveva previsto un bottino magro per la Lazio dopo le prime due gare contro Napoli e Juve. Al termine della seconda di queste due gare, lo zero in classifica ha fatto partire il più classico dei de profundis soprattutto nell’ambiente laziale.
Critiche alla società per un mercato non all’altezza, all’allenatore per modulo e sostituzioni, ai giocatori per lo scarso impegno. E dire che Napoli e Juventus da anni occupano le prime posizioni del campionato, che gli azzurri l’anno scorso hanno vinto in casa di Lazio Roma Milan e Juve, che la Juventus in casa ha concesso qualcosa come 4 sconfitte in oltre 90 gare o che è tra le prime 3 squadre in Europa che in casa hanno concesso meno reti agli avversari.
Insomma, di numeri che evidenzierebbero un giudizio quantomeno affrettato sulla qualità della rosa di Inzaghi ce ne sarebbero a dismisura. Ma qui a Roma pare essere più di moda l’insulto, la critica, la contestazione e il moriremo tutti. Si fa a gara a chi la vede più nera, si rimpiange gente che veniva criticata perché mai decisiva contro le grandi, si fanno analisi psicologiche sulle mancate motivazioni dei top player rimasti, e chi più ne ha più ne metta. L’importante è dare un giudizio negativo.
Sarebbe forse più semplice riconoscere che abbiamo una rosa inferiore a Napoli e Juve, che abbiamo avuto la sfortuna di incontrarle una dopo l’altra, che probabilmente pochi altri riusciranno a fare punti contro queste due corazzate. Poi sarà il tempo e come sempre il campo a stabilire se la squadra è più o meno forte di quella dell’anno scorso o se i nuovi arrivati hanno aumentato o diminuito il livello tecnico della rosa.
Dare un giudizio tranciante oggi, dopo aver incontrato prima e seconda classificata del campionato scorso, è secondo noi sinonimo di poco equilibrio.
Si possono analizzare le due gare ed evidenziare le lacune, questo è assolutamente lecito; ma tirare le somme no, non dopo queste due gare.
Ci aspettano altre 36 gare di campionato, 30 delle quali contro squadre che l’anno scorso sono arrivate sotto di noi. Ci sarà tempo per criticare o per ricredersi. Nel mentre sosteniamoli, che è forse la cosa che possiamo fare meglio.

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Redazione

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