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Lazio – Napoli 1-2: la solita storia

Ci siamo presi una notte di riflessione dopo la prima stancante e calda giornata allo stadio. A mente fredda e con più calma, andiamo ad analizzare la prima sconfitta in campionato con il Napoli.

SOLITA LAZIO, SOLITI ERRORI – La vecchia stagione è passata da tre mesi e ieri è iniziata quella nuova. Eppure, è rimasto tutto uguale. La Lazio continua a fare gli stessi errori di sempre, continuando a regalare gol a tutti in fotocopia. Nessuno mette in dubbio la superiorità del Napoli, sia chiaro. Sul banco degli imputati finisce mister Inzaghi e la sua folle fase difensiva (e male anche in attacco. Arsenal, Dortmund e Napoli mai pericolosi o tiri in porta). La Lazio parte bene, gioca 25-30 minuti di bel calcio e con ritmo per poi spegnersi ed affievolirsi, subendo il torello partenopeo per tutta la parte restante di gara. Il tutto va ad aggiungersi ad una condizione fisica imbarazzante, cosa veramente inspiegabile. La passata stagione, con la Finale di Supercoppa Italiana, la Lazio si presentò subito in forma, cosa che si vide anche nelle partite seguenti. Ieri la squadra si è fermata perchè non ce la faceva più, come detto chiaramente da Strakosha. Tutto questo fa un effetto strano, visto che durante tutta l’estate e la preparazione ad Auronzo ed in Germania, Inzaghi, Farris e lo staff hanno ribadito più volte che fin dal primo giorno di ritiro si stava lavorando sulla fase difensiva. Cosa che in campo non si è vista assolutamente, anzi, abbiamo visto la solita Lazio fare le stesse cose sbagliate di sempre, prendendo l’ennesimo gol dal Napoli negli ultimi anni (e sempre con lo zampino di Callejón) allo stesso identico modo. La domanda sorge spontanea: ma tutta l’estate, che hanno fatto?

INZAGHI ED IL PRESUNTO STUDIO – “Il Napoli lavora sempre su determinate situazioni che avevamo studiato: è un vero peccato perché siamo calati e siamo stati disordinati. Sono arrabbiato per il primo gol subito perché è scaturito da una situazione di gioco che avevamo studiato”. Questo ha dichiarato ieri sera il coach biancoceleste, sia nell’intervista post gara che in conferenza stampa. Bene, dopo tutto questo presunto studio, come è possibile prendere gol?

IL FOLLE CAMBIO – Quando mancavano 15-20 minuti alla fine e la Lazio non andava più avanti, avendo il solo Immobile correre a tutto campo da solo disperato, ci si aspettava il tutto per tutto, quindi un attaccante (Caicedo o Rossi). Invece il folle cambio. Cataldi per Parolo a 5′ dalla fine, una sostituzione che non ha nessun senso logico e che nessuno ha chiesto ad Inzaghi nel post gara o in conferenza. Sei sotto 1-2 in casa e non viene inserito un attaccante. Dopo tutte queste ore, ancora non abbiamo trovato una risposta.

IL BLACKOUT – Inzaghi ed Immobile hanno parlato del classico blackout che affligge questa squadra. Dopo due anni è inaccettabile parlare ancora di blackout, è un’offesa verso i tifosi. Bisognerebbe trovare delle soluzioni e risolvere problemi, invece siamo qui a parlare delle stesse cose da due anni.

IL FUTURO – Sembra una squadra statica la Lazio, troppo ferma e con poco entusiasmo, accademica ed elementare. Ci si limita al compitino impostato da Inzaghi. Una squadra così spenta ha bisogno di novità e freschezza. La passata stagione fu Luis Alberto la ventata di freschezza, quest’anno le speranze sono aggrappate a Berisha e Correa, con l’augurio che possano esplodere e prendersi il posto da titolare. In caso contrario, si fa veramente dura. Serve un nuovo fresco che può dare quell’imprevidibilità, quel qualcosa in più che manca. L’assenza di novità, sia di gioco che di giocatori, è pesante. Basta illudersi, se l’andazzo è questo si punti su una tranquilla qualificazione in Europa League dando però tutto sull’Europa League stessa, con il sogno di arrivare in fondo. Il rischio di buttare tutto via l’ennesima volta per cercare una qualificazione in Champions League che al 99% non conquisterai, è alto.

IL CALCIOMERCATO – E’ finito venerdì sera, ma le lacune che tutto il popolo Laziale lamentava si sono palesate subito alla prima partita. Il solo Acerbi, autore di una grande prova e di leadership, non bastava, ne serviva almeno un altro forte e di livello. Invece si è scelto di rimanere così. Si chiedeva un esterno destro e invece sono rimasti ancora Marusic con i suoi evidenti limiti difensivi, Patric sempre poco utilizzato e Basta ormai sulla via del tramonto. Si chiedeva un attaccante di livello, per far rifiatare Immobile o giocare accanto a lui, invece è rimasto Caicedo che non gode della fiducia di nessuno, tifosi in primis.

La paura di rivivere la solita storia c’è, sperando in un finale diverso.

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Redazione

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