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Lazialità che ho nelle vene

Negli anni della contestazione a Lotito, tra momenti in cui questa è stata più aspra e momenti in cui è stata più tenue, abbiamo avuto come comun denominatore l’abbandono della Lazio da parte di una notevole parte della tifoseria. Mentre negli anni ’80, ’90, le contestazioni passavano per il Maestrelli e successivamente per Formello, il tifoso del 2000 manifestava il proprio dissenso sui social e nei forum. Al tempo stesso sono nati alcuni personaggi che hanno cavalcato questa protesta per tornaconto personale, sfornando articolo su articoli con numeri, bilanci, dati e altri tipi di informazioni atte solo a fare più proseliti possibili nelle fila degli “Anti Lotitiani”. E per anni praticamente nessuno è stato in grado di “combattere” questo tipo di informazione, vuoi per comodità o vuoi per pigrizia.

Questa premessa è doverosa, perchè nello scrivere questo articolo si rischia di passare per i cosidetti “Lotitiani”, quando invece siamo semplicemente, strano ma vero, LAZIALI.

Allora proviamo ad analizzare questi anni di Presidenza Lotito, e proviamo a verificare se chi ad oggi ancora vomita sui social e radio romane slogan come “non cresciamo mai”, “non miglioriamo mai”, “non vinciamo mai”, abbia ragione oppure no.

Lotito ha preso la Lazio nel 2004, ben oltre 14 anni fa.

In questi 14 anni la Lazio di Lotito ha vinto 2 Coppe Italia (tra cui il 26 Maggio) e 2 Supercoppe Italiane, all’incirca il 30% dei trofei nella Bacheca della Lazio sono arrivati quindi durante questa gestione.

Nel 2007, l’ingaggio massimo per un calciatore della Lazio era circa 500.000 euro. Considerando quindi una rosa di circa 24 giocatori, il monte ingaggi della Lazio si attestava sui 12 milioni di euro. Oggi il monte ingaggi della Lazio è circa 70 mln. Ovvero, un aumento vicino al 500%. Questo dovrebbe sempre far riflettere chi per anni, e incredibilmente anche oggi, insiste con il concetto del “non cresciamo mai”.

Sempre sotto l’era Lotito si è passati dal ds Sabatini a Igli Tare, e siamo passati, al netto degli errori che ogni ds al mondo compie, da giocatori come Mudingay a Ciro Immobile, da Mutarelli a Milinkovic Savic, dai fratelli Filippini a Biglia e Lucas Leiva, il tutto passando per campioni di caratura mondiale come Miroslav Klose.

Un altro mantra dei “contestatori” è stato quello, mai banale, “ci ha tolto la Lazialità”. Nel mondo reale con Lotito vediamo ogni domenica l’aquila Olimpya volare nel cielo romano dello Stadio Olimpico, abbiamo visto per un anno la maglia bandiera innegabilmente amata da tutti noi tifosi e nuovamente riproposta quest’anno. Abbiamo visto allargare lo staff societario con persone del calibro di Angelo Peruzzi. La Lazio ogni anno effettua delle visite presso le scuole di Roma. Abbiamo, ad oggi, una fascia di prezzi per gli abbonamenti tra le più economiche di tutta Europa per una squadra che milita nel massimo campionato e che, quasi stabilmente, partecipa alle competizioni europee. Con offerte dedicate per i bambini, donne, disabili e over 65.

Questi dati, incontrovertibili, dovrebbero oggi far riflettere molte persone che per anni hanno remato contro la Lazio. Non amiamo essere ripetitivi, ma quello che si è letto in questi anni nei social, con offese a chi si abbonava e seguiva la Lazio, erano e sono vergognose. A queste persone sarebbe doveroso chiedere cosa dovrebbe dire o pensare un tifoso qualsiasi dell’Atalanta, del Palermo, del Genoa, della Sampdoria, del Lecce, del Bari (!), della Fiorentina, del Venezia, del Como, dell’Empoli, del Torino o di qualsiasi altra squadra al mondo che non sia tra i top club mondiali ed europei. Queste persone hanno completamente dimenticato il significato della parola tifoso. Non si va allo stadio e non si segue la propria squadra in base ai risultati sportivi, non si segue una squadra in base al Presidente (è incredibile come sia necessario rimarcare un concetto del genere), non si segue una squadra in base alle vittorie o ai giocatori acquistati in fase di mercato. Si segue una squadra perchè si ama il calcio, e amando il calcio da bambini abbiamo scelto di innamorarci di determinati colori. Perché quello che noi proviamo per Lazio è lo stesso sentimento che può provare un tifoso di una squadra di Championship Inglese, che nonostante non vedrà probabilmente mai la propria squadra in Premier e nè tantomeno alzare un trofeo, ogni partita è li al suo posto, a fare il suo dovere (che poi è un piacere) di tifoso. Ed è solo cosi che si acquista il diritto di reclamare un miglioramento o il diritto a contestare. Lo si guadagna sugli spalti, non sul divano e tantomeno su Facebook. Sveglia.

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Redazione

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